Sfilare nel tempo. Due fondatori: Lucile e Poiret

Sofia Busignani

Il contributo più significativo al primo sviluppo della sfilata venne da una sarta londinese: Lady Duff Gordon, conosciuta come Lucile. Intorno al 1900 mise in scena le sue prime sfilate a Londra, nel suo negozio di Hanover Square. Negli anni Dieci portò le sue mannequins sulla scena internazionale, usando il loro prestigio e glamour per affermarsi oltreoceano, e divenne la prima couturier internazionale ad avere filiali in quattro città contemporaneamente (Londra, New York, Parigi e Chicago). Anche se più tardi affermò di aver inventato lei la sfilata, come si sarebbe intesa negli anni Trenta e Quaranta, in realtà le sue forme di presentazione erano più delle “mannequins parade”, un incrocio tra una festa d’élite e un evento teatrale, che si tenevano nel suo lussuoso salone o, in estate, nel suo giardino. La sua seconda innovazione principale fu la scelta, lo styling e l’addestramento delle sue mannequins, che i giornalisti di moda notavano bene, rispetto al modo di presentare gli abiti delle ragazze di altre maisons. Affermava di essere stata la prima a far togliere il fourreau nero alle mannequins, non riconoscendo che anche altri sarti parigini e londinesi avevano usato fourreaux color carne già nel 1897 e molti lo stavano abbandonando del tutto nel 1907. Fu probabilmente la prima a costruire un palco nel suo salone (del palco parigino di Beer se ne ha testimoninza per la prima volta nel 1903). Le sfilate spesso duravano un’ora e mezza o più e i clienti aspettavano mentre i capelli delle mannequins venissero sistemati per adattarsi allo stile di ogni abito, con pantofole e calze cambiate per abbellirli correttamente.

Salon di Lucile Duff Gordon, circa 1914

Mentre Lucile sviluppava le sue sfilate a Londra, Paul Poiret apriva la sua prima maison de couture a Parigi nel 1903, al numero 5 di rue Auber. Da qui Poiret iniziò a dare il proprio, considerevole, contributo alla storia delle sfilate come moderna forma di marketing e promozione della moda. Come Lucile, Poiret era noto per le sue presentazioni seducenti e per il modo in cui accessoriava accuratamente le mannequins e anche lui usava il suo giardino per alcune sfilate, di cui se ne parlava anche oltreoceano. A differenza di Lucile e Beer però, Poiret non costruì un palco per le sfilate fino al 1909, quando si trasferì in un antica villa settecentesca, dove installò un piccolo proscenio. La presentazione dei suoi capi veniva svolta davanti a circa ottanta persone al giorno, dalle cinque alle sette di ogni pomeriggio. Aveva chiaramente un senso delle esigenze del commercio internazionale e mantenne forti legami con i grandi magazzini europei e americani, viaggiando a Berlino nel 1910, visitando l’Europa nel 1911, l’America nel 1913, e ancora entrambi i continenti negli anni Venti. Si preoccupò di escludere i copisti non autorizzati dai suoi spettacoli e affrontò la pirateria seguendo un sistema “che, come tutti gli assicuravano, lo avrebbe rovinato”. La sfilata fu solo uno dei dispositivi che Poiret mise in atto per promuovere il suo business, secondo la formula di quello che oggi si chiamerebbe lifestyle marketing. Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, oltre a gestire la sua casa di moda e a mettere in scena le sfilate, produsse un profumo, disegnò per il teatro, aprì uno studio e una scuola di design d’interni, coltivò la stampa e organizzò spettacolari feste a tema. Fece tour di mannequins oltreoceano e commissionò a illustratori, come Iribe e Lepape, album di lusso dei suoi disegni.

Paul Poiret con alcune modelle, circa 1912

Nel 1911 fu il primo a usare sia la fotografia che il cinema per promuovere le sue collezioni. Dal 1909 fino al 1924, anno in cui nuovi finanziatori presero il controllo della sua azienda e misero un freno agli eventi, Poiret mise in scena una serie di sfilate, feste e festini in cui le sue mannequins avevano un ruolo di primo piano. Le portava anche in giro con sé a Parigi, assicurandosi così che fossero pubblicizzate come la sua “corte”, associate al suo orientalismo e, in particolare, alla rappresentazione di se stesso come un sultano, soprattutto nella famosa festa delle Mille e una notte, tenuta il 24 giugno 1911 nel giardino di casa sua. L’evento in sé non può però essere considerato una vera sfilata, anche se sicuramente contribuì a rafforzare un certo immaginario che poi i clienti avrebbero potuto rivivere durante le presentazioni delle collezioni.
La stampa di moda, sia americana che francese, presentò quasi sempre un’immagine benevola, persino adulatoria, delle sfilate di Poiret e Lucile. Solo una certa stampa di sinistra criticò la nuova pratiche della sfilata della couture, in particolare il caricaturista Georges Goursat (in arte Sem), dai cui articoli in realtà si può ricavare un’immagine fedele delle pratiche messe in atto durante le sfilate dei grandi couturiers.
Testo tratto dalla tesi di laurea magistrale di Sofia Busignani, 1892 – 2021: la sfilata di moda e i suoi cambiamenti attraverso le pagine di “Vogue Magazine”.

Bibliografia
EVANS, CAROLINE, The Mechanical Smile: Modernism and the First Fashion Shows in France and America, 1900-1929, Yale University Press, New Haven, 2013
MUSÉE GALLIERA, Showtime: le défilé de mode, 3 mars – 30 juillet 2006, Paris Musées, Parigi, 2006
POIRET, PAUL, King of Fashion, V&A, Londra, 2011

2 commenti su “Sfilare nel tempo. Due fondatori: Lucile e Poiret”

    • Vero, ma essendo il focus di questa rubrica la sfilata e le sue modalità, più che i suoi protagonisti, si è scelto di non entrare troppo nei dettagli delle biografie.

      Rispondi

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