Sfilare nel tempo. La prima sfilata collettiva italiana

Sofia Busignani

Dai primi anni Quaranta in poi, Eleanor Lambert, una nota consulente americana di pubbliche relazioni e pubblicità, aveva fatto più di chiunque altro per spettacolarizzare la sfilata statunitense. Aveva organizzato i produttori più ricchi nel Couture Group, le cui sfilate attiravano giornalisti di moda da tutto il paese. Il suo Annual Coty American Fashion Critics’ Awards, iniziato nel 1943, generò un’enorme pubblicità per anni, per i designers vincitori. Eleanor Lambert aveva iniziato a collaborare con diversi designers per produrre le prime linee americane da mostrare a giornalisti di moda stranieri, ma, avendo incontrato difficoltà, decise di pubblicizzarsi attraverso la stampa. Per questo, nel 1943 creò la Press Week, la prima Fashion Week organizzata tenutasi a New York, all’hotel Plaza. Scopo dichiarato: riunire alcuni designers newyorkesi (non a caso, tutti già pubblicizzati dalla Lambert) apposta per farli visionare e commentare dalla stampa.

È molto probabile che Giambattista Giorgini conoscesse l’operato della Lambert quando nel 1951 organizzò la prima sfilata di stilisti italiani a Firenze. Nel 1923, Giorgini aveva iniziato l’attività di agente di acquisto per i migliori grandi magazzini americani e nonostante le vicende politiche ed economiche, era riuscito ad organizzare una grossa corrente di esportazione oltre oceano. Nel 1950 Giorgini si accorge che i suoi clienti americani, arrivando in Italia per cercare le solite merci, rimangono colpiti dall’eleganza e dall’originalità di certe boutique di abbigliamento.

Archivio Giorgini

Ma Parigi continua a risultare insostibuile. Giorgini decide che non c’è ragione nel sentirsi da meno dei creatori d’oltralpe, fa un giro per le sartorie che vanno per la maggiore a Roma e a Milano e propone loro d’inventare dei modelli che siano il più possibile originali, il più possibile diversi da quelli di Dior, Fath, Balenciaga. Ma la risposta, tranne poche eccezioni, è negativa. Respinto dalle grandi sartorie, Giorgini fa scouting di nuove firme, venendo assecondato da dieci per l’alta moda (Simonetta, Fabiani, Fontana, Antonelli, Schuberth e Carosa di Roma, Marucelli, Veneziani, Noberasco e Wanna di Milano) e quattro per la boutique (Emilio Pucci, la baronessa Gallotti chiamata “la tessitrice dell’isola” di Capri, Avolio e Bertoli di Milano).

La sede scelta per la sfilata della sera del 12 febbraio 1951 è la casa di Firenze dello stesso Giorgini. Gli invitati sono clienti americani, rappresentanti di importanti grandi magazzini: Mrs. Ziminisky della B. Altman e Miss Giulia Trissel della Bergdorf Goodman di New York, Miss Stella Hanania della I. Magnin per la California, Mrs. Hannah Troy e Mr. John Nixon per la Morgan di Montreal, Canada. Di giornaliste di moda, sono invitate poche e tendenzialmente italiane: Elisa Massai, Elsa Robiola, Sandra Bartolomei Grossi, Marina Cecchi. Porta chiusa invece per eventuali clienti privati.

Archivio Giorgini

Nel giro di poche settimane, l’interesse suscitato da questa prima presentazione fa talmente notizia che Giorgini, la stagione successiva, cioè a luglio 1951, è talmente sommerso da richieste che si trova costretto a traslocare la sfilata al Grand Hotel. Ai buyers della prima volta se ne aggiungono altri, come pure di giornalisti: le prestigiose firme di Irene Brin e Maria Pezzi dall’Italia, inviati di «Vogue» dagli Stati Uniti, oltre a «Life» e «Time Magazine» che telefonano a Giorgini per avere l’ingresso e sapere il voltaggio della luce, perché vogliono venire a fotografare la moda italiana. Tre stagioni ancora e il Grand Hotel scoppia. Nel 1953 Giorgini chiede e ottiene la Sala Bianca di Palazzo Pitti, mai concessa prima ai privati. Nasce così la famosa passerella a T, lunga trenta metri, ricoperta di moquette beige pallidissimo. Nascono intorno le altrettanto famose poltroncine di tela e ferro. In testa alla pedana ci sono quelle destinate ai giornalisti di moda di tutto il mondo, i cui posti fissi vengono orchestrati da Giorgini con una precisa gerarchia: nelle prime file i nomi prestigiosi, dietro in ordine d’importanza decrescente, tutti gli altri. Ferrea anche la regia dell’assegnazione delle poltrone riservate ai buyers ai lati della passerella: almeno dieci metri separano il grande compratore californiano da quello texano. Fuori dalla Sala Bianca, nella Galleria delle Statue, sono stati allestiti delle sorta di camerini per le modelle, che sfilano almeno una settantina di modelli per ogni casa.

Archivio Giorgini

Nel 1954 Giorgini comincia ad interessare gli enti pubblici. Basandosi sulla stima personale e l’amicizia che avevano per lui156, i presidenti della Camera di Commercio fiorentina e dell’Ente Turismo danno vita nel mese di novembre al Centro di Firenze per la Moda Italiana. Nel ‘55 anche Palazzo Pitti diventa stretto per ospitare i clienti, che arrivano sempre più a frotte e, mantenendo le sfilate in Sala Bianca, il Centro decide di allestire gli stands per l’esposizione delle collezioni a Palazzo Strozzi.

E sempre in quest’anno che Giorgini, conoscendo a fondo il mercato americano che lavora e vende una produzione in serie e su taglie, intuisce l’importanza che gli italiani arrivino al più presto alla moda pronta. Spinge alcuni dei maggiori industriali lanieri, setaioli e cotonieri (Rivetti, Terragni e Valdisusa) a trovare un accordo con i sarti per dare vita a un nuovo, più moderno settore. La prima sfilata di moda pronta si fa a Milano all’albergo Principe e Savoia, nel 1958: le sfilate vanno avanti per tre stagioni ma le spese sono troppe, i compratori troppo pochi e di moda pronta se ne riparlerà più seriamente quasi dieci anni dopo. Allora infatti l’alta moda prosperava e di stagione in stagione si aggiungevano nuovi nomi, come Galitzine, Capucci, Forquet, Lancetti, Biki… La prima grossa delusione arriva per Giorgini nel 1960: Simonetta, Fabiani e il suo pupillo Capucci sono invitati e pregati da John Fairchild157 a lasciare Palazzo Pitti e l’Italia per presentare le loro collezioni a Parigi. In realtà,

i guai erano cominciati subito, addirittura nel luglio del ‘51 perché il presidente della Bergdorf Goodman, Andrew Bardo Goodman che aveva comprato i modelli di Simonetta e Fabiani sin dalla prima stagione di Firenze, li aveva consigliati di sfilare a Roma per averli in esclusiva. E questo portò persino ad una rottura fra Goodman e Giorgini. Simonetta poi si lasciò convincere a lasciare l’Italia perché l’anno precedente (nel ‘58) era nata la stella della principessa Irene Galitzine che aveva lanciato i primi celeberrimi pijiama palazzo.

Testo tratto dalla tesi di laurea magistrale di Sofia Busignani, 1892 – 2021: la sfilata di moda e i suoi cambiamenti attraverso le pagine di “Vogue Magazine”.

Bibliografia
MARY ELLEN DIEHL, How to produce a Fashion Show, Fairchild Pubblications, New York, 1976.
BENEDETTA GRASSO, Eleanor Lambert, la donna che ha costruito l’immagine pop della Moda, «La Stampa», 12 settembre 2017.
ADRIANA MULASSANO, I Mass Moda, fatti e personaggi dell’Italian-look, Edizioni G. Spinelli & C, Firenze, 1979.

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